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Sanità

Sanità e MES continuano ad essere oggetto di scontro politico con finalità che hanno poco a che vedere con la ristrutturazione del settore sanitario ma molto con il becero calcolo politico di posizionamento e di messa in mora di alleati e avversari.

Ma prima di entrare nel merito diamo una occhiata da vicino al settore sanità.

Cosa è successo nel recente passato

Nella tabella 1 è riportato l’andamento del costo medio della sanità in Italia in confronto ad altri paesi europei dal 2008 al 2018.

Stiamo parlando, tanto per essere chiari, del periodo dei governi Berlusconi Quater, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni. Non credo che nessuno possa imputare qualcosa di questi dati al Conte Uno, che nacque il primo giugno 2018.

Mentre la Germania ha incrementato nel decennio la spesa sanitaria pro-capite del 45,8%, portandone l’incidenza dal 6,5% al 7,5% del PIL, l’Italia l’ha incrementata del 2,1%, diminuendone l’incidenza sul PIL del -0,2%.

Non solo, ma mentre la differenza con la Germania nel 2008 era di soli 60 euro anno pro capite nel 2018 questa differenza diventava di 926 € anno, portando la spesa pro capite italiana al 32% in meno di quella dei tedeschi.

Certo ci è andata meglio dei greci che spendono 858 euro anno pro capite, 2.067 euro meno della Germani ossia il 71% in meno. Eppure il MES era intervenuto “massicciamente” a favore “del popolo greco” per salvarli da un rapporto debito / PIL del 2008 del 109%, che però è arrivato a oltre il 180%, sempre grazie al MES, prima del COVID – 19.

Però ci è andata peggio, molto peggio, dei frugalissimi Lussemburgo e Olanda che hanno speso nel 2018, in sanità, rispettivamente 4.731 e 3.446 euro anno pro capite, con incrementi nel decennio del 36,3% e del 32,9%.

A fare da paradisi fiscali, sottraendo risorse agli altri paesi della comunità europea, e farci in più la morale rende bene. Qualcuno in Italia li difende.

In ogni caso i dati sono questi e ognuno potrà farsi una idea propria sui governi e sull’Europa del MES e dell’Eurogruppo che ci hanno portato in questa situazione negli ultimi 10 anni.

E in Italia?

Ecco cosa è successo, sempre nei governi dei nostri eroi.

In figura 1 si vede che il Nord Ovest ha una spesa sanitaria pro capire di ben 340 euro in più della media nazionale, il Nord Est di 62 euro, il centro ha una spesa sanitaria più bassa della media nazionale di 31euro, il Sud di ben 331 euro in meno e la Sicilia e Sardegna rispettivamente di 265 e 190 euro anno, sempre in meno della media nazionale che è di circa 1.999 euro.

Solo per sorridere, e sperando che Antonio Polito non tiri fuori la  schadenfreude dei meridionali nei  confronti del Nord operoso, osservo che in questi numeri c’è qualche indizio sul perché la sanità tedesca, lussemburghese e olandese funzioni meglio di quella italiana. Si capisce molto meno però la débacle della sanità lombarda, visto che da 10 anni sistematicamente spende quasi 600 euro pro capite l’anno in più della media nazionale e 898 euro l’anno, ossia il 50%, più della media del Sud Italia. Inoltre la Lombardia nel 2008 spendeva circa 500 euro l’anno più dei tedeschi e nel 2018 solo 400 euro l’anno in meno.

Differenza tra investimenti e spese correnti

Comperare una casa è un investimento, pagare le bollette una spesa corrente. Costruire un ospedale è un investimento, aumentare gli stipendi ai medici e agli infermieri e assumerne di nuovi è una spesa corrente.

Costruire un ospedale da 500 posti letti costa circa 250 milioni, gestire un posto letto costa circa 200.000 euro anno. Quindi fare un nuovo ospedale da 500 posti letto, dopo aver investito i 250 milioni, costa 100 milioni anno di spese di gestione.

Credo sia chiaro a tutti che se una famiglia si indebita per comperare la casa al mare fa un investimento, deve però considerare la propria capacità di ripagare il mutuo e le spese di gestione della casa stessa.

Credo sia altrettanto chiaro che una famiglia che si indebita per pagare le bollette desta qualche preoccupazione ed è destinata alla povertà e a finire in mano ai cravattari.

Avendo chiarito la differenza tra investimenti e spese correnti con gli ipotetici 36 miliardi del MES si possono costruire 148 nuovi ospedali da 500 posti letto, ossia 74.000 nuovi posti letto, che daranno luogo a spese annue di gestione per 14,8 miliardi anno che si andranno ad aggiungere ai 3,6 miliardi anno di restituzione del debito contratto con il MES.

In sostanza un innalzamento strutturale delle spese sanitarie per i prossimi 10 anni di 18,5 miliardi anno, ossia il 15,4 % in più della spesa annuale.

Credo sia chiaro perché non ci si può indebitare, anche se con il MES, per assumere e aumentare stipendi a medici e infermieri: avvisate Renzi, Zingaretti e Berlusconi.

Ma gli investimenti in sanità aumentano anche il PIL, direte voi.

Certo, per lo stesso motivo per cui i tagli alla sanità degli ultimi 10 anni lo hanno depresso.

Fa solo specie che chi promuove l’aumento della spesa sanitaria siano gli stessi (i soliti Renzi, Monti, Gentiloni, il PD) che l’hanno tagliata per “risanare il debito pubblico” e “perché lo chiede l’Europa”. O hanno sbagliato prima, e allora lo ammettano e si cospargano il capo di cenere invece di sputare sentenze, o sbagliano ora.

In ogni caso prima di esaminare le fonti di finanziamento occorre fare un piano della sanità e esaminarne la sostenibilità.

Ma il MES è lo strumento adatto a finanziare la sanità?

Tutte le bugie sul MES

La prima è che non esistono condizionalità. 

A sostegno di questa tesi c’è la lettera di Gentiloni – Dombrovskis all’allora presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno.

Una lettera di impegno politico e non giuridico, il cosiddetto MES pandemico è una istituzione inesistente. La responsabilità del controllo e delle erogazioni saranno tutte dei funzionari del MES che si sono ben cautelati nel term – sheet di adesione.

In questo documento, e lo spiega puntualmente Guido Ortona su MicroMega, le condizionalità sono richiamate eccome!

La seconda è sui 36 miliardi.

In Figura 2 la tabella allegata al term sheet di adesione al MES.

I vincoli di eleggibilità al finanziamento sono chiari e dicono che si possono finanziare solo le spese sanitarie relative al contrasto degli impatti del COVID – 19.

MES

Fig. 2 Spese eleggibili MES

Per fare un esempio il costo diretto e indiretto delle terapie intensive, non di tutte ma solo quelle impegnate dai pazienti Covid – 19, il vaccino ma solo per il Covid – 19 e la ricerca scientifica ma sempre solo e soltanto per il Covid – 19. Di sicuro i vaccini. Insomma siamo lontanissimi dai 36 miliardi e parliamo al massimo di 5 – 6 miliardi.

Chi dice il contrario o è in malafede o parla senza aver letto le carte oppure pensa di spacciare ai funzionari del MES le solite interpretazioni di comodo che ci faranno disprezzare nuovamente dai tedeschi e olandesi.

Eppure dovrebbero saperlo bene tutti visto che lo stesso Corriere della Sera ha pubblicato il term sheet di adesione al MES.

Tanto per essere chiari nessuno dei dieci punti elencati da Zingaretti nella intervista del 29 giugno 2020 sempre al Corriere della Sera può essere finanziato con il MES.

La terza è sul risparmio dei tassi di interesse del debito pubblico.

Qui occorre fare un passo indietro e vedere da vicino come è composto il tasso di interesse applicato dal MES.

Come ci spiega lo stesso istituto   in una analisi di Kalin Anev Janse il tasso applicato si compone di due componenti.

La prima è relativa a quello con cui il MES si approvvigiona sul mercato (costo del funding). Questo, a causa dell’ottimo rating dell’Istituto (AAA/Aa1) al momento dell’analisi era di – 0,21% per prestiti a 7 anni e – 0,05% per quelli a 10 anni.

La seconda è la remunerazione dell’Istituto che si divide in tre componenti: margine annuale, upfront fee e service fee.

La somma di queste tre componenti varia in funzione della durata tra lo 0,13% e lo 0,14% annuo e rappresenta il vero costo del finanziamento.

Il motivo per cui il MES ha un rating così buono è perché a garantire la sua solvibilità ci sono gli stati europei che partecipano all’Euro.

In altri termini se ci fosse la mutualizzazione del debito il costo del funding del MES rappresenterebbe più o meno lo stesso costo del debito unico europeo o di un ipotetico eurobond.

Il MES in sintesi è una specie di schermo che consente di mutualizzare il debito imponendo però un controllo ferreo, la Troika, sugli stati che ricorrono al ai suoi prestiti. E questo controllo lo paghiamo pure: lo 0,13/14 % annuo.

Per questo motivo è improprio confrontare il costo complessivo del finanziamento del MES con quello dei titoli di Stato ma occorrerebbe confrontarlo con il tasso di indebitamento del debito pubblico mutualizzato europeo. Quindi, nella fantasiosa ipotesi dei 36 miliardi, rappresenta un costo di 500 milioni annui e non un risparmio.

Intendiamoci è più che legittimo il fatto che chi ti presta i soldi voglia esercitare un minimo di controllo, ma una cosa è il controllo della Commissione Europea e una cosa quello del MES.

La commissione è emanazione del Parlamento europeo dove il suo Presidente, Ursula Von Der Layen, è stata eletta con il voto del Parlamento. Il MES è privo di giurisdizione essendo emanazione dell’Eurogruppo, dominato da Merkel, nel passato Shauble, che sono invece eletti dai tedeschi e che rispondono all’elettorato tedesco.

Fino alla noia ripeteremo che il MES è quindi un organismo burocratico privo di legittimità democratica e responsabilità politica e quindi di flessibilità interpretativa

Mettere il MES, come suggerito da Enrico Letta, Davide Sassoli e Lucas Guttemberg, sotto l’autorità della commissione farebbe d’incanto svanire la gran parte delle preoccupazioni.

Perché non lo si fa? Perché gli europeisti non lo chiedono a gran voce?

C’è poi una quarta questione non evidenziata da nessuno.

Il criterio di accesso al MES c.d. Pandemico è in base al PIL. Questo comporta che poiché l’Italia partecipa al MES con il 18% delle quote, in linea puramente teorica, se al MES accedessero tutti gli stati l’Italia dovrebbe garantire una somma maggiore di quella che riceve in prestito.

Per essere chiari il MES pandemico vale 240 miliardi. Se tutti ricorressero al prestito l’Italia ne garantirebbe più di 43 miliardi, il 18%. La quota di prestito è invece proporzionale al PIL, il 2%, cioè 36 miliardi.

Inoltre, come previsto dallo statuto del MES, il direttore può chiedere a tutti i Paesi di versare immediatamente e con preavviso di una settimana le quote.

Certo dovrebbe esserci un direttore un po’ matto ma, teoricamente, l’Italia si potrebbe trovare nelle condizioni di indebitarsi due volte: la prima verso il mercato per 43 miliardi per finanziare il MES e la seconda verso il MES prendendo in prestito i soldi per gli effetti della pandemia.

Non ci credete: studiate il trattato : è un’ipotesi teorica solo perché il MES si finanzia sul mercato con la garanzia dei soci e non chiedendo i quattrini ai soci stessi ma portando al limite i meccanismi dello statuto questo potrebbe accadere e dimostra quanto sia cervellotica la costruzione di questo istituto e la sua inadeguatezza.

Infatti è stato pensato per la solidarietà nei confronti di piccoli stati e nel presupposto che a maggior quota di PIL corrispondesse maggiore solidità. Quando gli stati sono grossi e in crisi, come l’Italia, il meccanismo frana. Idem per il MES ristrutturato. Salvare le banche con il MES ci può costare il doppio.

Due diversi approcci

Nel corso della pandemia ci sono stati due approcci in Europa. Il primo ancora frutto dell’austerità prevede un piano di prestiti di 540 miliardi, di cu 240 del MES, 100 di SURE e 200 di BEI. Insomma prestiti per contrastare gli effetti della pandemia.

In altri termini, come detto da Davide Sassoli, per contrastare gli effetti della pandemia sarebbe opportuno l’annullamento dei debiti contratti per effetto della pandemia con la BCE evitando di far gravare sulle future generazioni il costo del COVID – 19.

Di tutt’altro tipo le misure del NGEU. Gran parte sovvenzioni per rilanciare le economie in crisi.

Conclusioni

O si contesta nello specifico la presente analisi oppure sono doverose alcune domande.

Perché Renzi, il PD, Berlusconi e la gran parte della stampa insistono sul MES, misura razionalmente inadeguata e nociva tanto che in Europa nessuno lo chiede?

Probabilmente lo fanno per mettere nell’angolo il M5S. Ma allora perché il M5S non contrasta pubblicamente e con dati di fatto il MES?

Perché nessuno dei sedicenti europeisti in Italia ha raccolto gli appelli di Sassoli, Letta e della Fondazione Delors sulla ristrutturazione del debito pubblico pandemico e sul MES?

E soprattutto chi sta giocando e per quali questioni, utilizzando il MES come una clava, sulla pelle degli italiani e del Paese?

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1 commento

  1. Antonio Lo Pinto 14 Gennaio 2021 at 11:36

    Ebbene la prenderò in po’ alla lunga ma non troppo……e con passo del gambero arrivo a giugno del 2020 quando la Merkel pronunciò nel discorso parlamentare di “mea culpa”, nel quale riconobbe la solitudine in cui era stata abbandonata la nostra nazione dal resto dei componenti dell’unione. In realtà lacrime di coccodrillo che lo stesso discorso disvelava nelle poche righe finali. Ricordo ancora adesso il senso, in po’ meno le parole riportate nell’articolo di sole24ore dalla giornalista Ida Bufacchi……”noi siamo disponibili ad aiutare i paesi più colpiti purché alla testa di questi ci siano saldi europeisti, e saremo pronti a ritirare questo aiuto se così non fosse”. Mi ricordo anche di aver commentato l’articolo in parola, chiedendo alla Bufacchi la conferma di quanto riportato e che se questo fosse vero, io con altri ci saremmo dati alla macchia contro le divisioni teutoniche come era già avvenuto in altri tempi……..la Bufacchi non ritenne di rispondermi.

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