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Gli orrori del Museo della Università di Torino

Il senatore Saverio De Bonis ha chiesto la chiusura del museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso presso l’Università di Torino.

I fatti storici

Credo che il nome di Lombroso sia noto a tutti. Quello che è meno noto è che era un ufficiale medico al seguito dell’esercito piemontese e in questa veste quando un brigante veniva ucciso spesso ne faceva tagliare la testa e la metteva sotto formaldeide per misurare le distanze occipitali e l’ampiezza dei lobi frontali.

Sulla base di queste misurazioni elaborò le sue teorie sulla predisposizione a delinquere dei briganti. Queste teorie si sono rivelate infondate ma a quanto pare il Lombroso ha meritato comunque un museo, anche se nella introduzione sul sito web del museo stesso si legge : “Il nuovo allestimento vuole fornire al visitatore gli strumenti concettuali per comprendere come e perché questo personaggio così controverso formulò la teoria dell’atavismo criminale e quali furono gli errori di metodo scientifico che lo portarono a fondare una scienza poi risultata errata.

Insomma si tiene aperto il museo per dimostrare che Lombroso aveva sbagliato? Quindi per difendere il buon nome dei briganti? Ridicolo!

Qualche decennio dopo Himmler, basandosi più o meno come Lombroso sugli aspetti esteriori del corpo umano, elaborò una teoria  sulla superiorità della razza ariana e attuò il progetto Lebansborn (Sorgente di Vita) per preservarla.

Non mi risulta che a Berlino ci sia un museo a lui dedicato dove si “vuole fornire al visitatore gli strumenti concettuali per comprendere come e perché questo personaggio così controverso formulò la teoria della supremazia della razza ariana e quali furono gli errori che lo portarono a fondare una teoria poi risultata errata”.

La vera differenza tra le due situazioni museali è che i tedeschi persero, mentre i piemontesi vinsero.

Però trovo inaccettabile che un cronista sulla TV pubblica esalti il Lombroso con una decontestualizzazione che manifesta ignoranza o malafede o, come spesso capita, entrambe le cose insieme. Tra le altre parole dette in telecronaca “… sosteneva che i criminali non fossero criminali per le condizioni di vita difficili, ma per nascita”. Insomma razzismo puro sulla TV pubblica.

La propaganda risorgimentale e i giorni nostri

Sarebbe ora di finirla con questa pubblicistica antimeridionale che impedisce la formazione di una vera coscienza nazionale e unitaria.

Tutto il processo risorgimentale fu supportato al Nord dalla retorica e dalla propaganda contro lo straniero, visto che Veneto e Lombardia ricadevano sotto la dominazione austriaca.

Ma al Sud dove non c’era lo straniero? Per giustificarne l’aggressione la propaganda si rivolse quindi contro i Borbone. Che il Sud fosse arretrato o sviluppato non rileva: in ogni caso non era un problema dei piemontesi o dei francesi o degli inglesi. Erano animati solo da spirito di fratellanza e altruismo e c’era ‘un grido di dolore’? Più probabili questioni più terra terra e meno nobili.

Scoppiata la rivolta, e il brigantaggio, per giustificare la barbara repressione di una rivolta sociale e l’uso dell’esercito ecco l’utilità del Lombroso nel dipingere i cafoni e contadini lucani e meridionali come esseri sub umani predisposti alla delinquenza.

Dai briganti all’estensione contro i meridionali di tutti i difetti veri e presunti il passo è breve.

Come si giustifica altrimenti il fatto che al Sud non esistano infrastrutture e dove la spesa ospedaliera e per politiche sociali è ridotta al minimo se non si sostiene che i meridionali sono brutti, sporchi e cattivi?

Perché se non si dice  ‘così si fa un regalo alla mafia’  diventa difficile giustificare il fatto che non si faccia il ponte sullo Stretto o qualsiasi altra infrastruttura al Sud!

C’è infine un atteggiamento negazionista e di rimozione nei confronti del razzismo contro il Sud. Tant’è che nella commissione “Jo Cox” contro il razzismo, voluta dalla Boldrini, tra i vari razzismi fu escluso quello contro i meridionali. Eppure l’uso spregiativo di terrone è tra i più diffusi in rete.

Il diffuso rancoroso razzismo contro il Sud

Basta pubblicare un post che riepiloga dati ufficiali che smentiscono una delle tante fake news sul Sud per tastare con mano gli effetti di 160 anni di pubblicistica contro il Mezzogiorno. Capita persino se si pubblicano verità storiche, accertate e riconosciute da tutti, come la truffa del plebiscito, e peggio ancora se uno cerca di ricordare e raccontare la storia vera del Mezzogiorno. Si viene, nella migliore delle ipotesi, accusati di separatismo e leghismo meridionale o si finisce coperti di insulti.

E capita persino se si scrive un romanzo verità, più che documentato anzi ossessivamente documentato, sul Risorgimento in Lucania, come è capitato a me con ‘La congiura delle passioni’ . Ma io li banno senza pietà e senza farmi il sangue amaro.

Eppure non bisogna cadere in questa trappola.

Le vere questioni

Se De Bonis di limita a chiedere solo la chiusura del Museo del Lombroso commette un errore. Cosa diversa se invece questa questione venisse utilizzata per aprire il vaso di Pandora della mancanza di equità nei confronti del Sud.

Perché, di la dalla offesa che deriva dalla esistenza stessa del Museo, qui si nascondono i veri problemi.

Questi sono sintetizzati nelle due figure che seguono.

Nella prima si vede la sovrapposizione del giro d’Italia 2021, della Alta Velocità (in rosso) e della rete autostradale. L’Italia viene divisa in due parti, da una parte strade, autostrade, ferrovie e ricchezza dall’altro il nulla.

In questo contesto anche il giro d’Italia, fermo ai confini dell’ex Regno Duosiciliano , appare uno schiaffo dato al Sud nel silenzio assordante dei media e del Colle, preoccupato più dei destini della Unione Europea che di difendere l’Unità Nazionale.

Nella seconda si vede la disparità di trattamento nella spesa per Sanità e per le Politiche Sociali al Nord e al Sud. Ogni commento è superfluo e ognuno può farsi guardandole una idea. In fondo all’articolo le tabelle con i dettagli relativi alla spesa sociale e a quella sanitaria per regione.

L’alibi dell’intervento straordinari del mezzogiorno

Il vero alibi nei confronti dell’ignavia dello Stato nei confronti del Sud è quello dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno: della Cassa del Mezzogiorno prima e ora dei fondi europei.

Ma la Cassa nasceva nel 1950 per finanziare la viabilità rurale. E al Nord negli stessi anni la viabilità rurale non fu fatta? A parte le autostrade, le ferrovie, gli asili e tutto il resto che invece al Sud manca, intendo.

Cito questo esempio perché tutto quello che è ordinario al Nord diventa intervento straordinario al Sud che, badate bene, non si aggiunge all’ordinario ma lo sostituisce e solo in parte. Questo genera la assoluta convinzione, frutto della pubblicistica anti meridionale, che al Sud si siano buttati inutilmente valanghe di denari. Nella realtà si è investito e speso frazioni minime di quello che si è investito e speso al Nord.

Facile il primo passo

Chiedere la chiusura del Museo degli orrori lombrosiani è un dovere civile, dovrebbero averlo preteso già da tempo tutti i deputati e senatori del Sud e non solo per la dignità del Sud ma dell’intero Paese. È un fatto di civiltà e tutto ciò non è più tollerabile.

Occorre però vigilare e pretendere la parità effettiva dei diritti e doveri di ogni cittadino nei confronti dello Stato a prescindere dalla regioni in cui si vive e lavora. Così dice la nostra Costituzione. Gli asili nido e una sanità efficiente sono un diritto per tutti i cittadini a Milano e a Reggio Calabria e tutte le Regioni hanno il dovere di utilizzare al meglio le risorse e se non lo fanno che vengano commissariate ma le risorse devono essere distribuite ugualmente tra tutte le regioni. Questa è la vera sfida del Sud e del Paese. Così come per la distribuzione dei soldi del PNRR, questi vanno spesi utilizzando gli stessi criteri che la Commissione Europea ha utilizzato per distribuirli tra i vari paesi dell’Unione. Significa da zero al Sud al 70% al Sud.

Ecco, se posso permettermi di dare un suggerimento al senatore De Bonis: occorre chiedere il rispetto dei criteri europei nella distribuzione dei fondi PNRR e la fine dell’intervento straordinario, ma di considerare ordinario al Sud le stesse cose che sono considerate ordinarie al Nord.

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