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Alessandro Barbero

Curioso libro quello di Barbero su Fenestrelle e dintorni, “I prigionieri dei Savoia”. Dichiaratamente concepito come controffensiva alla “propaganda” dei neo-borbonici di fatto però, esagerazioni di questi ultimi a parte, conferma la revisione storica sul risorgimento detta anche contro-storia dell’Unità d’Italia.

Insomma basta quello che Barbero ammette, anche se con contorcimenti vari, per essere perplessi su come questa Unità fu fatta. Periodo storico che mi interessa oltremisura per due questioni.

La prima legata al nodo infrastrutturale del mezzogiorno, ben noto già al momento dell’Unità d’Italia  e mai risolto. La seconda per le analogie tra il processo di costruzione dell’Italia e dell’ Europa Unita. Torneremo su questi temi più volte.

Barbero mi interessa invece per una terza questione.

I giornalisti ormai vendono opinioni a prescindere dai fatti. Questo vizietto Barbero lo sposta alla Storia. Dal piano della ricerca e divulgazione alla polemica spiccia, spettacolarizzando quel che si può.

La minaccia di Fenestrelle.

Fenestrelle fu usato come minaccia per convincere i soldati napoletani ad arruolarsi nell’esercito italiano?

Nel capitolo dal titolo “I prigionieri napoletani rifiutano di servire” a pagina 29 il generale Boyl, comandante della piazza di Genova, “L’11 ottobre telegrafava al ministero: i prigionieri napoletani rifiutano di servire. Si chiede se si debba utilizzare la forza.” La risposta del ministero è, pagina 30, “Ove il numero di quelli che rifiutano sia troppo grande … il Ministero penserà di mandarli a Fenestrelle”.

Il commento di Barbero è curioso. Da un lato afferma che “se la scelta di Fenestrelle suona indubbiamente minacciosa e punitiva” dall’altro la giustifica dicendo che agli occhi del Ministero questa minaccia in realtà era l’assicurazione di trattare i soldati napoletani come prigionieri di guerra, visto che la fortezza era già stata destinata a tale scopo anche per prigionieri austriaci. Mah! In base a cosa ha capito questa recondita intenzione rassicuratrice ministeriale? E perché mai i soldati dovevano essere rassicurati? Poi i prigionieri austriaci cosa c’entrano? Sembra una aggiunta dell’autore proditoriamente inserita per smontare l’accusa di razzismo, invece ben documentata anche nel libro di Barbero, dei piemontesi verso i soldati napoletani.

A pagina 31 Barbero riporta un telegramma del Ministero a Boyl “Designi tra i prigionieri napoletani 300 od intorno dei più rivoltosi per essere mandati a Fenestrelle.” Boyl risponde che in realtà i prigionieri sono tranquilli, solo che non  hanno nessuna voglia di arruolarsi nel nuovo esercito. Più avanti, pagina 32, “Boyl dissuase il ministero dai suoi propositi punitivi, e di Fenestrelle per il momento non si parlò più.” 

Ma insomma! Barbero va a pagine alterne. In quelle pari Fenestrelle è il bau bau e una fortezza punitiva, in quelle dispari una prigione per prodi guerrieri!

Il fatto è che chi non si arruolava, la gran parte, veniva mandato a Fenestrelle, o in altre carceri.

Perché non volevano arruolarsi? A pagina 31 Barbero lo chiarisce, per “la tenace fedeltà dei soldati alla dinastia borbonica.”

Le condizioni dei prigionieri.

Barbero ci dice, pagina 56, “Erano arrivati in cattive condizioni”, spiegandole con le peripezie del lungo viaggio, tanto malconci  da far arrabbiare il direttore del carcere.

Riguardo al vestiario, pagine 63 e 64, documenta solo la distribuzione di camicie e scarpe, poco per soldati ancora con la divisa estiva ridotta a un cencio, e aggiunge riferendosi al loro numero: “la cifra è sospettosamente tonda, e lascia temere che non tutti quelli che ne avevano bisogno abbiano ricevuto qualcosa.” Dei famosi panni, uguali a quelli dei carcerieri, con cui furono rivestiti secondo alcuni i prigionieri nessuna traccia tra le carte del carcere, o almeno, Barbero non ne fa cenno.

Riguardo al mangiare a pagina 67 : “Nessuno può affermare con certezza che malversazioni e imbrogli non riducessero la razione

E il freddo?

Il freddo era durissimo, come afferma lo stesso Barbero, “tanto che lo sa anche Cavour” che usa i prigionieri e le loro misere condizioni ritardandone la ricollocazione per fare pressioni sul Papa. Pagina 66, “Non è da escludere che il freddo che pativano i prigionieri a Fenestrelle sia qui usato da Cavour a convincere il Papa a spicciarsi nella ratifica.

Complimenti anche a Cavour.

Civiltà Cattolica dice le stesse cose ma …

A pagina 67 Barbero riporta un articolo di Civiltà Cattolica:

per vincere la resistenza dei prigionieri di guerra, già trasportati in Piemonte e Lombardia, si ebbe ricorso a uno spediente crudele e disumano, che fa fremere. Quei meschinelli, appena coperti da cenci di tela, e rifiniti di fame perché tenuti a mezza razione con cattivo pane e acqua e una sozza broda, furono fatti scortare nelle gelide casematte di Fenestrelle e d’altri luoghi posti nei più aspri luoghi della Alpi. Uomini nati e cresciuti in clima sì caldo e dolce, come quello delle Due Sicilie, eccoli gittati, peggio che non si fa coi negri schiavi, a spasimar di fame e di stenti o tra le ghiacciaie! E ciò perché fedeli al loro giuramento militare al legittimo Re!

Certo i toni sono imprecisi, enfatici e propagandistici ma nella sostanza conferma e dice le stesse cose che Barbero ci illustra con dovizia di particolari però sempre cercando qualche giustificazione per spiegare che le sofferenza dei soldati napoletani non erano volute ma frutto delle circostanze che obbligarono i comandi ad agire in quel modo.

Quali erano queste circostanze? I comandi piemontesi pensavano che i soldati napoletani avrebbero sgomitato per essere arruolati nel nuovo esercito unitario, invece nisba! Bel casino! Prigionieri di guerra o disertori? Differenza non da poco e con mille e una implicazioni. Ma andiamo avanti.

La sostanza di Civiltà Cattolica e di Barbero è la stessa. I soldati napoletani non volevano arruolarsi nel nuovo esercito perché fedeli ai Borbone. Quindi venivano mandati in carcere, il peggiore era Fenestrelle. Carcere tanto famigerato da venir utilizzato come minaccia. Lì i soldati prigionieri erano malnutriti e malvestiti e si puzzavano di freddo.

… ma Barbero prende cappello

Ma Barbero prende cappello perché “articolo a effetto, più volte ripreso  allora e in seguito dalla pubblicistica filo borbonica.

E quindi? Insomma se la storia di Fenestrelle la racconta lui va bene ed è Storia. Le stesse cose scritte da Civiltà Cattolica sono propaganda?

Io so’ io e voi non siete un …

Il tema è che da storico non può negare completamente una realtà che non gli piace, da propagandista invece sì. Così Barbero finisce con dire tutto e il suo contrario. Forse non si rende conto che  el tacòn, che cerca di mettere sulla storia patria, xe pèso del buso.

Che ne dite se lo iscriviamo, per contrappasso, tra i neo-sabaudi e a essere il candidato alla segreteria di Realtà Italia, il nuovo partito di Emanuele Filiberto?

Nel mentre per la seconda volta: Barbero dietro la lavagna! Se non ricordi come ci è finito la prima volta vai qui.  Ci sarà una terza volta?

Civiltà Cattolica

Barbero 2

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