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Canale di Suez

Canale di Suez

Lo so che gli italiani amano poco i numeri e la matematica per questo vi chiedo di guardare la figura 1 dove, con colori diversi, ci sono gli occupati per regione europea. Agli estremi il blu intenso, con oltre il 77% di occupati tra i 15 e 65 anni, e il nocciola scuro con una occupazione tra il 32 e il 58%.

Nel blu dipinto di blu

Nel blu troviamo la Germania e tutti i paesi nordici, la Francia non ha niente di blu e neanche un azzurrino, appena appena un pallido caffellatte. Poi tutte le periferie europee, con poche eccezioni, che invece hanno un bel colore nocciola scuro.

Occupati per regione

Fig. 1. Occupati per regione: fonte Eurostat

Non credo che occorra essere statisti per capire che andando avanti così l’Europa ha poche changes di sopravvivenza, anche perché le divergenze tra le economie aumentano sempre più.

Miglio, Pagliarini e le ampolle del dio Po

Dovremmo averlo ben chiaro in mente, soprattutto noi italiani. Se dobbiamo essere sinceri con ogni probabilità se non fossimo entrati in Europa oggi le spinte secessionistiche avrebbero prevalso. Basta andare indietro di pochi anni e fare un piccolo esercizio di memoria, specialmente al Sud, per ricordare Miglio e Bossi con il rito delle ampolle sacrificali al dio Po o Pagliarini con la lira del Sud e quella del Nord e, in tempi più recenti, Zaia e i referendum sulla autonomia differenziata.

Alla compagine non è mai mancata una certa classe: Miglio da Bossi fu definito una scorreggia lanciata nello spazio. Le ricadute sul Paese sono state coerenti.

Due milioni in meno al Sud

Nessuno Stato Unitario riesce a tenere queste marcate differenze economiche a cui si risponde o con forti migrazioni interne, come i 2 milioni di persone per la metà giovani scappate dal Sud, o con trasferimenti di ricchezza. Trasferimenti sempre difficili da fare, anche in un territorio come l’Italia che dovrebbe essere una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor. Figuriamoci in Europa ove ci si è combattuti per millenni, c’è una autentica babele di lingue e tutti fanno finta di avere la memoria di un brachicefalo. Il sangue lasciamolo perdere, ne è corso tanto. Oggi al posto del cor c’è il portafoglio: finalmente una buona notizia!

Ma le divergenze economiche da cosa derivano?

Nella parte più blu della figura 1, sulla distribuzione dell’occupazione, abbiamo la più grande concentrazione logistica dell’Europa e una delle più grandi del pianeta. Ci passa l’80% delle merci che entrano e escono dall’Europa. Abbiamo in aggiunta tutte le istituzioni politiche europee disseminate tra Bruxelles, Francoforte e Lussemburgo.

Secondo voi dove sono più ricchi? Chiudete gli occhi e immaginatelo. Poi riapriteli e guardate la figura 2 con il PIL per regione. Fuochino fuochino. Caspita, avete indovinato! Ma come avrete fatto?

GDP pro capite

Fig. 2 – PIL pro capite per regione: Fonte Eurostat

Con buona pace dei liberisti in questi paesi c’è stato il più alto incremento della spesa sociale pro capite degli ultimi 10 anni di tutta l’Europa, e in Olanda e Lussemburgo c’è anche un concentrato di dumping fiscale che costa caro agli altri paesi europei. Come se non bastasse di recente l’Olanda ha ottenuto l’aumento dei dazi trattenuti, ossia un aumento strutturale delle entrate a scapito degli altri paesi europei, da tramandare per generazioni e aumentare ancora di più il loro welfare. Il tutto senza controlli da parte di nessuna Troika e guai se gli italiani ci mettono becco. In più Rutte è ammirato dai liberisti de noantri: fornicata est mater vestri!

C’è un solo modo per uscirne.

Nella figura 3 c’è il disegno attuale, in blu, del progetto delle Via della Seta che dovrebbero passare dai Balcani. Forse dovremmo invece cercare di farle passare dall’Italia, Suez poi Taranto e poi due dorsali ferroviarie ad alta capacità per portare le merci dal Sud in tutta Europa, una per l’Est e una per l’Ovest, e da tutta Europa, via Taranto o Gioia Tauro, in Cina, tracciato in rosso.

Lo sviluppo che potrebbe derivarne nell’area interna al cerchio rosso ha per limite solo la fantasia, o la sua assenza. La seconda è più probabile.

La Cina ha un interscambio commerciale con la Germania di 200 miliardi di euro circa, il 6% del PIL tedesco. L’Italia invece con la Cina ha poco più di 50 miliardi, circa il 2,8 del PIL italiano.

Vie della seta

Fig. 3 Vie della Seta: un percorso alternativo

La Germania sì, noi no?

In compenso, sempre noantri, abbiamo scambi commerciali con la Germania per 128 miliardi, più del 7% del PIL, e ampiamente in deficit. Per loro siamo un buon affare.

Pre Covid i tassi di sviluppo cinesi erano di più del 5% all’anno. In meno di tre anni al PIL cinese si aggiunge una cifra pari a tutto il PIL italiano e in 4 più del PIL tedesco. Le ultime politiche cinesi erano orientate a favorire lo sviluppo dei consumi interni.

Quale sarebbe l’interesse dell’Italia?

In prima elementare vedo tante mani alzate.

Trooooppo facile: fare le infrastrutture al Sud per inserirsi nelle nuove Vie della Seta progettate dai cinesi cercando di farle passare il più possibile in Italia.

Confindustria invece ruggisce e bela, in funzione della convenienza del momento, ma sempre per avere prebende, sgravi fiscali e masserizie a domicilio. Una smossa per esportare un poco di made in Italy ai 250 milioni di milionari, in euro, cinesi né se la danno né la chiedono.

La Repubblica non ci sta!

Ecco come tuonava Filippo Santelli in un articolo di fuoco del 21 ottobre 2018 su La Repubblica, appena qualche nostro governante cercò di vendere qualche spillo e una aranciata fresca in più ai cinesi: “L’Italia gialloverde e il Cavallo di Troia cinese per entrare in Europa” e l’occhiello “Mentre l’Unione ha assunto una posizione rigida sulla Via della Seta – infrastruttura commerciale che Pechino ha disegnato badando ai suoi interessi – dal governo di Salvini e Di Maio arrivano grandi aperture. Roma potrebbe essere la prima capitale del G7 a firmare il memorandum sul progetto”.

E per chi non avesse capito spiega: “La firma dell’Italia in calce alla Via della seta è un riconoscimento importante per la Cina, una breccia nel cuore dell’Europa.

Ora, caro Santelli, l’interesse dell’Italia è che le nuove Vie della Seta si facciano e di corsa e che passino dall’Italia. Quello della Germania e dell’Olanda è che tutto rimanga come è. Specie ora che Rutte ha ottenuto l’aumento dei dazi. Chiaro? Lo capirebbe anche la casalinga di Voghera. Nessuno la cita più perché, con i tempi che corrono, da sprovveduta è diventata una cima del pensiero. Inarrivabile per il nostro ceto intellettuale, specialmente quando sacrifica la ragione all’amor di tesi e alla propaganda. Id est Santelli!

Ma Germania e Olanda sono sinonimi di Europa?

Insomma è evidente, e Santelli stesso a mezza bocca è costretto ad ammetterlo, che l’Italia ha tutto l’interesse a negoziare con la Cina ma dovrebbe farlo senza scontentare l’Europa. Ah,  questo benedetto cerchio che non si riesce mai a far diventare quadrato!

Ed è qui l’equivoco storico di La Repubblica e del suo partito satellite, il PD. Occorre che qualcuno spieghi a questi fenomeni che Germania e Olanda non sono sinonimi di Europa e che per quanto riguarda le Vie della Seta e i cinesi gli interessi dei paesi del Mediterraneo e del Nord Europa divergono. A Germania e Olanda lo status quo conviene. A loro conviene far arrivare e far partire dai porti del Nord Europa anche l’import export tra Italia e Cina. Faccio la sillabazione così lo capiscono tutti: all’ I t a l i a  N O.

Insomma c’è né abbastanza per montarci sopra un thriller con tanto di intrigo internazionale. Io mi sono divertito a scriverlo, e chi lo ha letto pure.

Ma per La Repubblica dobbiamo chiedere il permesso a Rutte e Merkel

Siamo appena usciti in Europa da un negoziato tosto, meglio di così forse non si poteva. Difficile vincere quando le majorettes del PD e della stampa blasonata sculettano per gli avversari.

Insomma noi dovremmo avere l’obiettivo di dirottare una parte dei traffici che gira nei porti del Nord Europa al Sud. Dobbiamo chiedere il permesso a Rutte e Merkel? Per La Repubblica sì, perché se no facciamo il cavallo di Troia e facciamo figuracce con i tedeschi. Anzi per La Repubblica e per il PD, ultimi homo sapiens sapiens dell’emisfero boreale, Rutte e l’Europa dovrebbero controllarci. Repetita iuvant: fornicata est mater vestri!

Prima che l’intellighenzia nostrana sottilizzi sull’uso dell’improperio vi comunico che mi sono tenuto, e l’uso del latino mitiga il mio pensiero.

L’alleanza tra PD e M5S

Si profila una alleanza strutturale tra il PD e il M5S. Ma di chi sarà l’egemonia culturale?

Viste le premesse non posso che essere preoccupato. Conte e l’autonomia di giudizio che sin qui ha dimostrato sopravviverà alle continue pretese del PD? Certo non si cambiano le cose se non si ha il potere, ma non è ininfluente il modo in cui si conquista e soprattutto con chi lo si gestisce.

Ten cuidado amigos! Quelli le Frattocchie l’hanno fatte, almeno un seminario a Sgurgola lo metterei in calendario.

Auguri!

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