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Matera a 5S

Matera a 5 Stelle

Medio de fonte leporum surgit amari aliquid quod in ipsis floribus angat. (Lucrezio 94 – 55 a.C. Nella sorgente stessa dei piaceri sorge qualcosa di amaro che nella fragranza stessa dei fiori ti angoscia)

Un travolgente 32,7%

Ho iniziato questo post con una citazione di Lucrezio Caro il cui senso è che quasi sempre nel successo c’è la radice dell’insuccesso, nella felicità quella della infelicità. Insomma gli stati di grazia non sono permanenti.

Questa frase mi è venuta in mente appena noto il risultato alla scorsa tornata delle elezioni regionali.

A un successo così travolgente del M5S, come quello delle politiche 2018, sono seguite una successione di sconfitte. Dalle Europee 2019 a tutte le elezioni regionali successive.

Ma un declino così rapido, oltre al naturale riassorbimento dell’onda di piena, è dovuto a mio modo di vedere anche ad alcuni errori della dirigenza del Movimento.

Rapido declino

Il primo errore era già nella analisi del voto delle politiche 2018. Come scrissi a suo tempo il risultato non fu dovuto ad una adesione ai metodi e valori del M5S, ma a una rivolta contro tutti quei partiti che avevano portato l’Italia sull’orlo del baratro.

L’ondata di piena elettorale portò in parlamento un insieme di sconosciuti che avevano, in aggiunta, una scarsa preparazione politica e tecnica.

Questo da un lato portò il cittadino medio a chiedersi “perché non io?” e dall’altra un distacco da parte della pubblica opinione che si rese rapidamente conto della inesperienza e scarso spessore di molti eletti.

A complicare il quadro una supposta autosufficienza sia culturale sia elettorale.

L’uno vale uno è un principio fondante della democrazia e del suffragio universale se ci si riferisce al meccanismo di voto, se si associa alle leadership può essere devastante con la conseguenza di allontanare i più capaci e far ritenere che tutti siano in grado di produrre idee e strategie.

Viene minato alla base il processo di selezione della classe dirigente.

Il territorio dimenticato

Salvo mio errore il migliore risultato del 2019, per non parlare del 2020, alle elezioni regionali del M5S lo si è avuto in Basilicata con il 20,32%.

Ci fu un primo, e forse tardivo, tentativo di apertura alla cosiddetta società civile. Tardivo perché ci si accorse in ritardo della fine della presunta ondata lunga del risultato delle politiche, e che quindi il M5S non era elettoralmente autosufficiente.

Inoltre la frammentazione degli interlocutori, unita a una certa presunzione dei vari movimenti e ai vincoli imposti dalle direttive nazionali di non fare alleanze, limitarono molto l’azione e la possibilità di allargamento della base elettorale.

Però l’esperienza fu, a mio modo di vedere, positiva.

Si costruì un programma, a cui diedi il mio contributo, sicuramente credibile e articolato. Frutto di un lavoro serio e di un ampio coinvolgimento non solo della base del movimento.

Scarso interesse dei vertici nazionali

Ho sempre avuto dentro di me il sospetto che i vertici nazionali del movimento quel programma, che ufficialmente avevano validato, non lo avessero mai letto o compreso.

Ci fu una passerella di tutti i principali protagonisti nazionali del movimento. Paragone parlò di banche, Pedicini di Europa, Corrao di vicende siciliane, Buffagni degli incentivi alle start up, Lezzi della navetta tra Matera e Bari.

Il programma si basava su un progetto infrastrutturale che avrebbe reso centrale la Basilicata e il porto di Taranto nei commerci con il Far East. Un progetto che riguardava la Basilicata ma inserito in una visione molto più ampia di sviluppo di tutto il Sud.

Il culmine fu toccato dall’allora ministro alla cultura, Bonisoli, che, in conferenza stampa a Potenza, disse: “La Basilicata non ha bisogno di infrastrutture”. A supporto il racconto del viaggio da Bari a Potenza e di un palazzo iconico visto nel tragitto.

Giuro! A me che ero seduto due posti dopo ed ero Assessore designato allo Sviluppo e Economia caddero le braccia.

Perché mai i lucani avrebbero dovuto credere al programma del M5S? In questo contesto il 20,32% fu un miracolo.

Vae Victis

Europa capovolta

Una diversa visione dell’Europa

Il risultato fu vissuto come una sconfitta cocente e attribuito all’apertura alla società.

Alle elezioni comunali di qualche mese dopo a Potenza l’anima più ortodossa del Movimento lo portò alla disfatta con il 7,2% dei voti.

Fun vero peccato perché quel programma avrebbe potuto costituire il fulcro di una riflessione nazionale sui destini del Mezzogiorno.

Forse solo Conte ne colse, per qualche momento, le potenzialità.

Eppure leggendo quel programma dovrebbe venir voglia di guardare l’Europa capovolta, giusto per capire che il vero centro dell’Europa è il Mediterraneo e non il distretto portuale di Rotterdam – Anversa.

Il metodo di Matera a 5 Stelle

Nel corso di quelle elezioni regionali andai spesso a Matera. Erano momenti di grande benessere emotivo. Avevo trovato un gruppo di cittadini attenti e interessati al bene comune.

Un gruppo riflessivo, poco loquace e, soprattutto, con un ridotto tasso di protagonismo individuale. Mi ricordo di aver detto e pensato che intorno al Movimento si stesse raccogliendo la parte migliore della società lucana.

Il Movimento era riuscito ad essere attrattivo nei confronti di vasti strati della popolazione. Non era necessario produrre alleanze perché aveva inglobato gran parte di quel mondo dedito all’impegno civile e o associativo.

Il risultato si vede oggi in modo palese e lo sarebbe stato ancora di più se, per motivi che non conosco e non mi interessa conoscere e che sono irrilevanti ai fini di questa analisi, un parte di quel mondo non avesse dato vita con Pasquale Doria a una lista separata.

Spero in una ricomposizione al doppio turno, ma il risultato di Matera parla chiaro: 27,5% per Domenico Bennardi a cui si somma il 10,3% di Pasquale Doria per un totale del 37,8%.

Un umile pellegrinaggio

È evidente che a questo risultato ha contribuito il successo di Matera 2019, per il semplice fatto che la popolazione ha vissuto una rinascita anche economica, oltre che culturale, che l’ha resa più indipendente dal ricatto clientelare del PD e degli attuali governanti, pallidi apprendisti del metodo Piddino.

Se fossi al posto dei vertici del M5S farei pochi proclami e mi recherei in umile pellegrinaggio a Matera, magari dopo il ballottaggio.

Ha vinto il COVID – 19

In queste regionali il M5S non è mai stato in partita. Complice anche il COVID – 19 i governatori uscenti sono risultati vincitori. Sceriffi, soprattutto Zaia e De Luca, nella lotta al virus. Il primo ogni sera in TV, quasi fosse il premier, e il secondo sulle TV locali ma con un impatto tale da aver attraversato l’oceano conquistando persino Naomi Campell, che ha rilanciato uno dei suoi video oltreoceano a mo’ di esempio.

Più sofferto il risultato di Emiliano, che ha fatto ricorso ai vecchi trucchetti del PD di fare tremila liste a supporto e che, insieme a De Luca, ha beneficiato della incapacità del Centro Destra di produrre un progetto nuovo e credibile tanto da affidarsi a sconfitti storici: Fitto e Caldoro.

La vera trincea del PD era in Toscana e Marche. La prima era la linea del Piave, difesa a uomo e marcatura stretta.

In tutto questo Zingarettti è stato furbo e fortunato.

Referendum Sì o No

Furbo perché ha portato il partito sul Sì al referendum, fortunato perché ha raccolto frutti non suoi.

Specialmente sul referendum è stato bravo a smarcarsi dal blocco sociale che ha appoggiato il No.

Si tratta degli eredi di Prodi, Monti, Berlusconi, di quel gruppo di politici e classe dirigente che ha portato il Paese al disastro.

Si tratta del gruppo che ha fatto lievitare il rapporto Debito / PIL dal 94% del 1990 al 132% del 2018 e dopo aver svenduto tutto il possibile. Sono quelli che contestano l’assenza di competenze del M5S.

Certo ci vuole arte per raggiungere questi risultati.

Sorpresa: sono più bravi i paria

Nel frattempo, essendo paria inesperti, il 2019 del governo giallo-verde e del Conte 1, quello di quota 100 e reddito di cittadinanza, ha prodotto il terzo miglior risultato del rapporto Debito / PIL  dal 1980. Primo il 2000 con -0,91%, poi il 2007 con -1,5 % e poi il 2019 con -1,6%.

Non lo sapevate vero?

Si tratta del blocco sociale che ha sposato la deriva liberista europea e che pensa di potersi salvare a scapito del resto del Paese. Sono quelli che auspicano il vincolo esterno dell’Europa per poter difendere meglio i propri interessi di casta.

Un blocco sociale che non riesce ad elaborare una strategia diversa dalla distopia liberista che ci sta impoverendo tutti. Gli strafighi della Bocconi e della Seconda Repubblica.

Con l’antipolitica non si governano i territori

Avrei votato volentieri No all’ultimo referendum perché sono contrario all’antipolitica e ad ogni sua manifestazione. Sono contrario all’abolizione dei vitalizi e sono contrario alla diminuzione degli stipendi ai parlamentari.Vitalizi e buoni stipendi dovrebbero garantire autonomia e indipendenza.

Considero la politica un nobile e utile mestiere e non penso che i politici siano peggiori del resto della società.

La politica serve a chi non ha altra protezione da prepotenti e tiranni.

Forse con questi obiettivi si conquista qualche voto alle politiche, ma per vincere le elezioni regionali e per governare servono programmi credibili e un ceto dirigente in grado di attuarli.

Ho dovuto votare Sì in contrapposizione a questo pericolosissimo blocco sociale che ha sostenuto il No. Occorreva un segnale che non si può rimettere indietro l’orologio verso la sconfitta dell’interesse della nostra comunità nazionale. Un segnale a quelli che vogliono Draghi al posto di Conte.

Quelli delle ZTL

Un messaggio a quelli che vivono in centro, dentro le ZTL, e non capiscono che le necessità del paese sono più complesse dei loro party e del loro microcosmo.

Sono talmente ipocriti da dirsi di sinistra e talmente snob e vili da non dichiararsi per quello che sono: squallida destra liberista.

Nel gruppo troviamo chi fa gli spiegoni e i direttori delle principali testate giornalistiche e televisive. Ecco perché non sapevate dei risultati in termini di deficit / PIL del Conte 1. Chi avrebbe dovuto informarvi?

La peggiore destra che esista, anche peggio di Salvini e di Meloni. Meno identificabile perché meno riconoscibili e beceri di Feltri, Vittorio intendo, e Sallustri.

Però hanno convinto tutto il PD e i suoi elettori di essere di sinistra.

Chi chiede il MES

Zingaretti dovrebbe riflettere sul fatto che quelli delle ZTL siano gli stessi che chiedono il MES.

Se il PD non si smarca da questo blocco sociale sarà sempre più evidente, anche ai suoi militanti più ottusi, la deriva liberista che ha preso.

I ceti popolari, il blocco storico della sinistra, è già migrato verso la destra salviniana.

La deriva verso una visione dell’economia antidemocratica e di destra, di cui è diventato garante, costringerà il PD nella ridotta della ZTL. Prima o poi qualcuno si ricorderà che non è un caso che il maestro del liberismo, Milton Friedman, fu consulente di Pinochet.

La reazione sovranista

Ci sono interessi di classe e interessi di territorio. Quando interi territori si impoveriscono, come sta avvenendo ora, questi si allineano e occorre fare delle scelte.

A qualcuno conviene questa Europa sbilanciata verso territori ricchi e potenti. In Olanda si possono non pagare le tasse, e qualche affare è sempre possibile. A qualcun altro no.

Il sovranismo è la reazione alla sudditanza agli interessi del Nord Europa e alla negazione dell’interesse nazionale, che coincide con quello delle aree più povere del Paese. Il ritorno dell’Italia a “lo chiede l’Europa” potrebbe avere esiti imprevedibili.

Dio non voglia che il M5S ceda sul MES. Il tempo passa rapidamente e generalmente è galantuomo.

Cosa accadrebbe se alla vigilia del prossimo voto politico ci rendessimo conto che il MES, in base ai vincoli del term sheet, potrebbe finanziare al massimo 5 miliardi e a fronte di questo finanziamento in Europa qualcuno si sentisse in dovere di dire cosa fare dei nostri conti?

Ci vuole un attimo in cabina elettorale a far scivolare la penna verso la destra sovranista o verso il caos della Repubblica delle autonomie di Zaia.

M5S: il vero antidoto alle destre

Non sono mai stato così tentato di iscrivermi al M5S come in questo momento. Non credo che lo farò, con l’età si perde facilmente la pazienza.

Per i motivi detti credo che il M5S possa ancora raccogliere la volontà di fare buona politica di tanti e soprattutto penso che, se il Movimento non cederà sul MES, possa ancora rappresentare l’unico argine contro una destra che è sempre portatrice di guai: sia quella localista di Zaia, sia quella di Meloni e Salvini e, specialmente, quella liberista.

Finite le elezioni si vedeva la insistenza sul MES di tanti opinionisti e l’euforia nella speranza di poter consegnare l’Italia alla Troika, non solo per dare una lezione al M5S ma a tutti gli italiani.

Tenete duro ragazzi!

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