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Vaccini

Lletizia Moratti, neo vicepresidente della Regione Lombardia, prende carta e penna e scrive al commissario Arcuri chiedendo che il PIL rientri tra i parametri per la distribuzione del vaccino tra le regioni.

Verrebbe voglia di dire “aridatece Gallera” e passare alla notizia successiva relegando la richiesta a pattume politico. Ma Moratti non è un pisquano qualunque ma nientepopodimeno che l’ex sindaco di Milano chiamata a gran voce a riscattare l’onore della sanità e della giunta lombarda.

Un’occhiata ai numeri

Grazie ai Conti Pubblici Territoriali, voluti da Ciampi per razionalizzare le scelte in termini di federalismo fiscale, siamo in grado di vedere la spesa pubblica della sanità suddivisa per regione.

In figura 1 si vedono quelle che spendono di più rispetto alla media nazionale con l’aumento di spesa negli ultimi 10 anni.

Al primo posto la Lombardia che ha speso nel 2018 ben 567 euro pro capite in più della media nazionale, quasi il 30%. È anche una delle poche regioni che è riuscita ad aumentare, anche se di poco, la spesa nel decennio.

La regione dove invece si è speso meno è la Calabria (Figura 2) con una spesa pro capite di 1.547 euro nel 2018. Parliamo di 420 euro, il 21,3%, in meno della media nazionale e di ben 886 euro in meno, quasi il 40% in meno, della Lombardia e in aggiunta con una significativa riduzione nel decennio.

Economie di scala e di scopo

Ma il confronto non può fermarsi qui.

La Lombardia ha una superficie di 23.863,65 kmq, con una popolazione di 9.980.080 abitanti e una conseguente densità di popolazione di 418,21 abitanti per kmq. Ha le migliori infrastrutture del Paese. Collegamenti in AV ferroviaria con Torino, Bologna e Venezia, ha 575 km di autostrade, 2,41 km per ogni 100 kmq, 4 aeroporti, di cui un HUB internazionale.

Confrontiamo questi dati con quelli della regione Basilicata. Questa ha una superficie di 10.073,32 kmq, pari al 42% di quella lombarda, 549.754 abitanti, il 5,5% di quella lombarda, e una densità di popolazione di 54,58 abitanti per kmq, ossia inferiore di quasi il 90% di quella lombarda.

La regione Basilicata ha zero kilometri di Alta Velocità, una delle due province non ha neanche la ferrovia, 29 kilometri di autostrade, 0,29 km per 100 kmq, e zero aeroporti.

Dico tutto questo perché una cosa è offrire servizi sanitari ai cittadini in Lombardia, dove 500.000 abitanti si possono servire con un unico ospedale facilmente raggiungibile dato il contesto infrastrutturale, e   una cosa è farlo in Basilicata, dove raggiungere un ospedale per la gran parte della popolazione significa fare ore di strade interne spesso ridotte a mulattiere.

Sono lucano, vivo a Roma e ho passato tutta la mia vita lavorativa, eccetto un periodo nelle Poste Italiane di Corrado Passera, a Milano. Città a cui devo molto e a cui sono intimamente e affettuosamente legato. Spero proprio che Antonio Polito, se dovesse mai leggere questa mia modesta riflessione, non tiri di nuovo fuori la   schadenfreude  nei confronti dei lombardi.

Sono consapevole della pessima gestione politica e clientelare della sanità lucana a opera sia della attuale giunta sia della precedente epperò non posso non chiedermi se a conti fatti questa non sia gestita meglio di quella lombarda, spesso alle cronache giudiziarie per gestioni da malaffare, e se rettificando i servizi resi per i costi sostenuti e le mancate economie di scala e di scopo alla fine a sfigurare non sia proprio la Lombardia.

Cosa c’entra la proposta di donna Letizia con tutto ciò?

In una intervista al Corriere della Sera Donna Letizia precisa che la richiesta è legata al fatto che “Se si aiuta la ripresa della Lombardia, si contribuisce in automatico alla ripresa dell’intero Paese”.

Sarebbe troppo facile replicare che già ora e nella gestione ordinaria della sanità i lombardi ricevono più risorse della media nazionale, tanto da far ritenere che a contribuire al PIL lombardo pesino anche i trasferimenti alla sanità e i viaggi della salute dei meridionali in Lombardia. Ma le questioni poste dalla uscita della Moratti sono ben più gravi e rilevanti.

Se si aiuta la ripresa della Lombardia, si contribuisce in automatico alla ripresa dell’intero Paese?

Donna Letizia ha poi rettificato, insomma una voce dal sen fuggita, ma il pensiero espresso dalla Moratti non è nuovo al ceto politico e intellettuale italiano e lombardo.

Oltre alle differenze della gestione della sanità in Italia mi sono spesso occupato delle divergenze in aumento tra i paesi europei a seguito delle politiche economiche realizzate nell’ultimo decennio in Europa (per esempio sulla sanità ).

Queste differenze hanno preoccupato l’ala più genuinamente europeista, Sassoli e Ursula von ver Leyen per esempio. La questione è semplice: può avere futuro l’Europa se in Grecia si spendono 858 euro pro capite per la sanità e in Lussemburgo 4.731?

La strada per definire i livelli di servizio essenziali per gli appartenenti ad una unica comunità, l’Europa, è ancora lunga. In Italia lo svelamento dei pregiudizi grazie ai Conti Pubblici territoriali ha bloccato il processo.

Ma il problema esiste e la preoccupazione che queste differenze alla lunga minino la stessa esistenza dell’Unione Europea è tale che la distribuzione tra i paesi delle risorse del NGEU sono state fatte seguendo i seguenti criteri: disoccupazione, inverso del PIL pro capite, calo del PIL reale 2020 e 2021 e, ovviamente, quota della popolazione.

Per questo motivo l’Italia è stata la maggiore beneficiaria, per 209 miliardi, delle sovvenzioni e prestiti NGEU.

Se i tedeschi e la commissione avessero seguito il criterio Moratti, gradito al mainstream del pensiero unico italiano sedicente europeista, invece di 209 miliardi sarebbero toccati 127 miliardi utilizzando la quota di PIL come criterio di distribuzione e 109 utilizzando la quota di popolazione.

Questa la dice lunga sulla capacità di visione della Moratti e di quanti la pensano come lei.

Ma non è tutto

La visione della Moratti è figlia della visione neo liberista per cui tutto si deve concentrare nelle mani dei ricchi poiché se questi stanno bene investono e loro ricchezza percola in tutti gli strati sociali.

Ma le cose non funzionano così e trasferendo il criterio Moratti da quello territoriale a quello sociale il vaccino andrebbe somministrato in precedenza ai ricchi, lei Berlusconi e Briatore per esempio, e poi ai medici infermieri studenti anziani e alle categorie esposte.

Mi piacerebbe sapere cosa ne penserebbero i cittadini lombardi di una ipotesi simile.

La barbarie e il medioevo sono alle porte!

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