Home » Economia - Politica - Ambiente » Marzo 2021: tre anniversari che hanno cambiato l’Italia

Marzo 2021 è un mese di anniversari importanti. Il primo anno dal lockdown, 8 marzo 2020, i 160 anni dalla proclamazione dell’Unità D’Italia, 17 marzo 1861, e i 200 anni dalla chiusura del parlamento elettivo del Regno delle Due Sicilie il 23 marzo 1821 ad opera delle truppe austriache.

Ognuna di queste date segna un cambiamento epocale.

A un anno dal lockdown

Dopo un anno dal lockdown l’Europa ne esce a pezzi, sotto il profilo economico e sotto quello della gestione della pandemia.

Ad oggi negli USA risulta aver ricevuto almeno una dose di vaccino quasi il 34% delle persone. Un poco più a Nord nel Canada la percentuale scende a quasi il 10%, la Russia e la Cina viaggiano intorno al 5% , e la Gran Bretagna, che avrebbe dovuto sfracellarsi dopo la Brexit, ha il 40% della popolazione che ne ha ricevuto almeno una dose. In Europa siamo intorno all’11%.

Dal punto di vista economico negli USA  il PIL dell’ultimo trimestre 2020 è cresciuto di più del 4%, segno che si inizia ad uscire dal tunnel, in Cina siamo al 6,5%, in Gran Bretagna all’1% e nell’eurozona il segno cambia e il PIL diminuisce dello 0,7%.

Joe Biden: Bin Laden per il TG2

Joe Biden, che qualche mezzobusto televisivo del TG2 ha chiamato Bin Laden, mette sul piatto 1,9 miliardi di dollaroni freschi di stampa, e l’Europa si intorcina tra MES, SURE, finanziamenti della BEI e quelli del NGEU. A proposito del MES che fine ha fatto? È legittimo il sospetto che si trattasse solo di propaganda velenosa? In totale parliamo di 1.250 miliardi di euro. Ma le differenze con gli USA non finiscono qui. Trump prima e Joe ora non pensano di certo di restituire quei soldi. E a chi poi? La FED li stampa, li presta al governo che è “l’azionista politico” della FED che li da ai cittadini e poi la FED cancella il debito. Semplice come bere un bicchiere di acqua. In Europa no. Dei 1.250 miliardi solo 390 sono un gentil dono. Il resto sono debito da tramandare alle future generazioni. Un bel fardello rispetto ai loro coetanei statunitensi che correranno spediti senza pesi inutili. Ma è l’occasione per imporre vincoli e vincoletti ai paesi del Sud Europa e consumare così l’ennesima guerra per la conquista della supremazia europea della Germania: perché perderla?

BCE o democrazia?

Negli anni ottanta ci fu battaglia tra la politica e i banchieri. La Banca d’Italia doveva essere resa più indipendente dai governi e dalla politica. Ora il problema è l’opposto. In Europa ci sono organismi privi di giurisdizione, privi di legittimità politica, privi di scrupoli e senza alcun controllo democratico sul loro operato. La BCE, per esempio, che detta legge ai governi. Isabel Schnabel, potente membro del board, con candore incredibile dice che nella gestione della crisi precedente è stato fatto qualche errore che la BCE non farà ora. Capite il senso di questa affermazione? Otto trimestri otto di recessione sono il frutto non di politiche sbagliate da parte di governi liberamente eletti ma di imposizioni e visioni di eurocrati che trovano il loro covo nei saloni ovattati della BCE.

Se il capo del parlamento europeo, Davide Sassoli, dice che occorre annullare i debiti con la BCE fatti per fronteggiare il COVID Lagarde insorge “non è legale” dice. Ma come non è legale? Le leggi le fanno gli uomini liberi attraverso i propri rappresentanti in parlamenti altrettanto liberamente eletti. Se c’è una legge che lo impedisce la si cambia e qualcuno deve ricordare alla Lagarde che il capo supremo di tutti i burocrati non è Dio che ha stabilito leggi immutabili come l’alternanza del giorno e della notte ma poco più di un impiegato di governi democratici … o no? Forse no perché “democrazia” e “Europa” sono diventati un ossimoro. Grecia docet!

Bella lotta tra l’incapacità europea di gestire lo sviluppo dell’area euro, da più di dieci anni fanalino di coda dell’economia mondiale, e i vaccini. Li hanno tutti, tranne l’Europa e i paesi poveri a cui, chiusi come siamo nel nostro narcisistico ed egoistico tran tran, facciamo il gesto dell’ombrello su input del nostro Mario Draghi che boccia la proposta di inviare in Africa 14 milioni di dosi. Siamo già incapaci a procuraci le nostre dosi le diamo anche agli altri?  Pare giusto, a patto poi di non riempirci la bocca di solidarietà e grandeur europea. Siamo piccoli e meschini: diciamolo!

La lotteria inversa

Ma questi vaccini ci sono o no? Un poco si e un poco no. Un giorno facciamo la faccia feroce e blocchiamo qualche fialetta per l’Australia e il giorno dopo imploriamo l’invio di nuove dosi dai paesi del Commonwealth (oltre alla Perfida Albione ci sono Australia, Canada, India, Sud Africa …).  Un giorno accusiamo AstraZeneca di non fornire le dosi programmate e il giorno dopo blocchiamo i vaccini. Vedrete che alla fine busseremo anche alla porta di Putin. Un giorno diciamo di vaccinare con AstraZeneca i giovani, il giorno dopo gli anziani. Il risultato è una perdita complessiva di fiducia e quando affronteremo il momento del vaccino lo faremo con spirito di lotteria  inversa. Intendo che quando si gioca al superenalotto per qualche secondo sogniamo donne, motori, case di lusso ricchi premi e cotillon. Quando andremo a vaccinarci invece ci faremo prima l’esame di coscienza: “Forse non dovevo mandare a stendere la suocera. Perdono. Forse prima di andare a votare avrei dovuto chiedere a Mattarella per chi votare invece di credermi un uomo libero” E giù i mea culpa. “Signore Pietà! Mattarella Pietà!”. I più prudenti faranno testamento preventivo.

E sì, lo dice anche Cacciari: “La scienza è probabilistica: se muoio, sarò quel caso su dieci o cento milioni“. Ma come probabilistica? Significa che ogni dieci milioni di mele che cadono da un albero una invece fa il percorso inverso: dal suolo ascende alla cima di un albero? Oppure che ogni dieci milioni di astronavi che inviamo sulla luna una supera la velocità della luce? Incredibile che il Cacciari mi cada proprio sulla epistemologia. La medicina, come l’ingegneria, è una scienze empirica che sfugge ai rigori del metodo scientifico. Si contenta solo che le cose funzionino. Sempre? No, un numero sufficiente di volte per dire: “Prova, io speriamo che me la cavo”.

Per via pratica i rischi del vaccino sembrano accettabili quello che è meno accettabile è l’opacità della gestione vaccinale europea che mischia salute, interessi economici e geopolitici e gioca, senza averne mezzi e competenze, a fare la grande potenza. Io mi farò vaccinare, ma solo dopo aver detto tre Pater, Ave e Gloria e qualche anatema a chi dico io.

Dal Governo dei Migliori a quello dei Qualunque

Epperò prima o poi scopriremo anche che il Covid qualche altro misfatto lo ha compiuto. Un governo tecnico, di cui non si è compresa la necessità, sostenuto più da certa stampa che dai fatti. Ecco che il ministro per le infrastrutture Enrico Giovannini invia al parlamento le schede del Recovery Plan ed ecco che giornalisti del Sole 24 ore e di Libero Economia, più veloci di slinguazzo che  di penna e sinapsi, si lanciano in lodi sperticate: “Per la prima volta ci sono obiettivi, tempi, costi e una serie di dettagliatissime tabelle”. L’attonito ministro è costretto a precisare, cosa che aveva già fatto inviando il documento ma lo slinguazzo distrae e richiede esclusivo impegno, che si trattava di un documento del già Conte 2 e con l’occasione spiega che la gestione del Recovery Plan tra vincoli europei e burocrazia italiana è tutt’altro che banale e qualche problema c’è.

Nel mentre Draghi recita in TV: “Il Governo ha intenzione di fare il maggior numero di vaccini nel minor tempo possibile!”. Meno male. È un poco come quello che c’è scritto nei contratti tra l’Europa e le Big Farma: “AstraZeneca farà il migliore sforzo possibile per consegnare …”.  Dal Governo dei Migliori a quello dei Qualunque è un attimo: avvisate la stampa!

Eppure questo benedetto Paese ha sempre bisogno dell’uomo forte. È un vizio atavico. E quindi Draghi fa le stesse cose di Conte ma … . Figliolo fa più o meno, con tendenza al meno, di Arcuri ma … . Preso l’andazzo a risolvere la crisi del M5S si manda Conte e quella del PD Letta. Democrazia, congressi, programmi, dibattiti, mozioni, elezioni … ma dai!

La tragicommedia italica continua, e insieme a Perseverance su Marte ci finisce anche Grillo: era ora!

La congiura delle passioni

Fin dall’Unità d’Italia, seconda ricorrenza “marziana” per rimanere in tema, l’uomo forte fu necessario. A unificare il Regno si mandò il generale Enrico Cialdini, altrimenti detto il Macellaio d’Italia.

Fece stragi, ma anche sul nostro Risorgimento avere una memoria condivisa è impossibile. Ecco quindi un rifiorire di pubblicistica antimeridionale capitanata da Alessandro Barbero e qualche scialbo emulo. Evidentemente la memoria dell’Unità d’Italia è diversa se la si ricorda dal Piemonte o dalla mia terra: la Lucania.

Se volete sapere come andò dalle mie parti leggete il mio romanzo: “La congiura delle passioni” che  tra qualche giorno sarà fresco di stampa ma che potete prenotare fin d’ora.

In questi 160 anni il divario Nord Sud è aumentato. Nel 1871 il PIL pro capite della Campania, fatta 100 la media nazionale, era a 107, oggi è 63. Il Piemonte era 103 ora è 109. Qualcosa non ha funzionato, ma una cosa è certa: grazie ai Conti Pubblici territoriali voluti da Carlo Azeglio Ciampi mentire è più complicato. Volete sapere quanto si è speso per la sanità negli ultimi 10 anni? Facile: andate su EASYCPT e lo saprete. Per esempio in Lombardia cosa si è speso per sanità nel 2018? Esattamente 2.532,79 euro per abitante. E in Campania? 1.593,11 euro per abitante. Sorpresi? Proviamo con la spesa per le politiche sociali. In Lombardia 6.711,16 euro per abitante. E in Campania? 4.672,77 euro per abitante. E ora un indovinello, anzi due. Dove c’è la migliore sanità italiana in Lombardia o in Campania? E come mai c’è più disagio sociale in Campania invece che in Lombardia? Uno spasso: non ci fregate più!

Il parlamento del Regno delle due Sicilie

E veniamo all’ultima ricorrenza: il primo parlamento italiano eletto ci fu in Sicilia, 1812, e poi nel Regno delle due Sicilie 1820. Arrivarono gli austriaci e tutto finì. C’è stato un momento in cui l’Unità d’Italia avrebbe potuto essere fatta dai Borbone e non dai Savoia. Come sarebbe andata? Chi può dirlo. Di sicuro qualche strage in meno, magari al Sud.

Domanda oziosa, mentre sarebbe più utile chiedersi quali siano le condizioni per capire cosa fa prosperare i popoli. La storia e l’attualità ci dice che questo avviene dove c’è centralità geografica, politica e logistica.

L’Italia può competere con i Paesi del Nord Europa dove c’è il centro fisico del Nord Europa, dove ci sono tutte le infrastrutture politiche e logistiche senza ristabilire un minimo di centralità politica e logistica del Mediterraneo? Forse prima di buttare dalla finestra i soldi del Recovery Plan portati a casa da Conte occorrerebbe chiederselo.

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