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La spesa

L’elenco della spesa

Ricordate la scena del film con Totò di miseria e nobiltà? Un elenco della spesa esilarante e troppo lungo per un solo cappotto logoro da dare in pegno. Alla fine Totò sbotta: “Ma è il cappotto di Napoleone?

Miseria e nobiltà

Una scena che fa ridere, ma tanto triste perché tutte le volte che l’ho vista mi sono chiesto con partecipata angoscia: “ma finita l’abbuffata torneranno in miseria e senza neanche il cappotto”. 

Questa scena mi è venuta in mente leggendo l’elenco dei progetti del Recovery Fund. Un elenco lunghissimo frutto della miseria in cui ci hanno buttato anni di mancati investimenti che hanno depresso il nostro PIL e le speranze per il futuro.

Un elenco che fa sembrare misero l’impegno di 209 miliardi, tanta è la fame arretrata che abbiamo.

C’è anche una certa nobiltà di intendi ma …

Finita l’abbuffata

… finita l’abbuffata tutto tornerà come prima.

È un elenco che, anche se fosse attuato nei tempi previsti, non modificherà la struttura produttiva del Paese che rimarrà concentrata al Nord e il Sud continuerà nella attuale deriva.

Peccato, avrebbe potuto essere una occasione ma il Ministro per il Sud chiede 5 miliardi per un non meglio identificato supporto alle Strategie Nazionali per le Aree Interne e 42 milioni per il rafforzamento delle capacità operative dei piccoli comuni. Che senso ha?

Non si capisce perché per spendere i quasi 3 miliardi della Alta Velocità Napoli – Bari ci vogliano 6 anni e riguardo alle infrastrutture troviamo ancora la Torino – Lione, il Brennero e Venezia Trieste.

Quale è il collegamento con le infrastrutture considerate strategiche? Dove si può leggere una visione organica con il Piano Nazionale delle Infrastrutture?

Sempre al Sud un non quantificato piano per gli opifici, si tratterà di incentivi che mai hanno funzionato e mai funzioneranno e, l’unica buona notizia è che si metterà mano alle ferrovie siciliane.

Elenco che spesso lascia perplessi

Magari è una buona idea spendere 1,2 miliardi in ciclovie, ma ha senso solo se si rivede l’approccio complessivo alla vita nelle nostre città, altrimenti si crea una ulteriore modificazione urbanistica senza una idea guida delle nuove quotidianità delle persone. .

A seguire 80 milioni per un progetto denominato festina lente, insomma cammina e non prendere l’auto, e poi la Casa delle tecnologie emergenti, le Industrie creative e non potevano mancare incentivi per l’imprenditoria femminile, fa sempre chic.

Insomma ancora incentivi dalla cui logica non si riesce ad uscire, nonostante anni di fallimenti.

Nel frattempo sono scomparse dal dibattito politico alcune infrastrutture di cui si parla da anni.

Mancano i progetti simbolo

L’assenza di una idea forte e trainante emerge nell’elenco. Non c’è l’ambiente, troppo frammentato, non c’è neanche la digitalizzazione, banalizzata in mille rivoli, non ci sono le nuove generazioni e progetti per la famiglia, l’immigrazione e l’integrazione.

Manca quindi il progetto simbolo della riscossa del Paese, questo perché si procede a tentoni, nella speranza che dall’elencazione nasca la visione. Insomma puntiamo sullo Stellone, as usual.

Il ponte sullo Stretto, argomento spinoso, e la Lauria Candela, infrastruttura utile solo nei dibattiti elettorali e politici locali, per esempio le scorse regionali in Basilicata,  e che, proprio ora che c’è l’opportunità, scompaiono sul piano nazionale. Stendiamo un velo pietoso.

Gli agit prop della stampa

Si parla dei progetti del Recovery Plan e la stampa non perde occasione per fare inutile e falsa propaganda.

Come Lorenzo Salvia sul Corrierone. Approfitta dell’occasione per mentire ancora una volta sul MES. QUI il  suo articolo e QUA la mia spiegazione del perché il MES , in base al term sheet pubblicato sullo stesso Corrierone, non può mettere a disposizione 36 miliardi per la sanità.

Sono in molti ad aver sottolineato aspetti singolari nell’elenco dei progetti e qualcuno ha proposto idee alternative ma il punto non è questo. Molti dicono manca la visione.

Manca la visione

Facile da dire ma poi quando si chiede cosa significa si capisce che per Confindustria significa meno tasse, per Boeri un elenco diverso di progetti anche a costo zero, ma il punto è che nessuno, prima di fare l’elenco, si è preoccupato di definire l’Italia che vogliamo costruire nei prossimi venti anni. Solo un coretto di dischi rotti.

Quali sono le necessità del Paese? Possiamo continuare ad avere un Sud marginalizzato nel contesto europeo e mondiale? Possiamo continuare a non porci il problema di cosa sarà il Paese tra 20, 30 e 40 anni con gli attuali tassi di denatalità?

Possiamo ritenere che digitalizzando tutto il digitalizzabile la P.A. diventi efficiente senza modificare i processi e con un corpus iuris elefantiaco e incomprensibile?

La centralità del Mediterraneo

Due domande:

  1. È possibile lo sviluppo del Paese in una europa che ha un solo centro logistico e amministrativo nel Nord Europa?
  2. È possibile che le divergenze tra i paesi del Nord Europa e del Mediterraneo diminuiscano senza stabilire un nuovo polo di sviluppo nel Mediterraneo e l’allargamento verso Sud dell’Europa?

Su questi temi sono tornato più e più volte.

Sono convinto che senza un piano politico e infrastrutturale per lo sviluppo del Mediterraneo siamo condannati al declino e a portare l’Europa sulle secche della lacerazione economica e sentimentale tra il Nord, sempre più ricco, e il Sud, sempre più povero.

In Italia ne dovremmo sapere qualcosa.

Non pretendo che le mie domande e soluzioni siano le uniche e che siano corrette. Ma non credete che dobbiamo porci delle domande sul nostro futuro? Elaborare una strategia per uscire dal guado?

Colpa della politica?

Francamente non mi pare che dai sindacati, Confindustria, gruppo degli esperti guidati da Colao siano venute proposte migliori di quelle dell’elenco.

Non mi pare che da una stampa, sempre più appiattita sul nulla della discussione sul MES  e spesso proditoria nelle sue difese, sia venuto nulla di serio e non mi pare che, dai commenti che vedo nei social  sui miei post, nella società ci sia altra volontà che non intervenire con spirito da tifosi e di parte nelle discussioni senza fare il minimo sforzo di leggere e capire.

Proporre poi …

Eppure dovremmo tutti cercare di alzare il capo e guardare lontano.

A furia di guardare l’ombelico della propria fazione e del proprio interesse particulare non ci siamo accorti che il prossimo passo è verso il baratro.

Stretto di Messina

Infrastrutture scomparse: Ponte sullo Stretto di Messina

Fondovalle

Infrastrutture scomparse: Lauria – Candela

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